Ridurre l’umidità in casa è spesso necessario soprattutto nelle nostre case iper coibentate e con infissi nuovi a tenuta ermetica.
L’umidità porta con se oltre al peggioramento del comfort abitativo anche possibili muffe sulle pareti: ne abbiamo parlato in questo articolo.
Nelle vecchie case, soprattutto quelle con infissi in legno gli spifferi, anche se fastidiosi, garantivano un certo ricambio d’aria negli ambienti. Ricambi che ora vengono naturalmente a mancare. Altrimenti tutti i nostri sforzi per avere una casa a risparmio energetico sarebbero stati quasi vani.
Come sappiamo, per quanto dipenda da diversi parametri, l’umidità ottimale da tenere in casa dovrebbe essere compresa in una percentuale che va dal 40 al 60%. L’ideale, per una temperatura di 20°C sarebbe un’umidità del 50%.
Aumentare l’umidità in casa
Può capitare che l’aria nelle nostre case sia troppo secca e sia necessario alzarla per migliorare il comfort abitativo. Questo può essere fatto anche in modo naturale.
Le nonne, ad esempio, usavano apposite vaschette in ceramica da agganciare ai termosifoni o da posizionare sopra i caloriferi. Le vaschette restano sempre una buona idea, soprattutto se all’acqua si aggiungono oli essenziali purificanti.
Diminuire l’umidità in casa
Come detto in precedenza, nelle case dotate di infissi a tenuta, c’è poca areazione se non addirittura nulla. In queste condizioni è più usuale trovarci in una situazione in cui l’umidità sia troppo elevata, con valori anche del 70 e dell’80%.
Come possiamo abbassare quindi l’umidità?
Arieggiando, arieggiando e arieggiando.
Basta aprire le finestre 15 minuti, specie al mattino, per consentire un ottimale ricambio di aria.

Ovviamente così facendo entrerà sì aria secca, ma fredda e sarà comunque necessario riscaldarla nuovamente con dispendio ulteriore di energia (…e di soldi).

Con un igrometro digitale abbiamo rilevato l’andamento dell’umidità nel tempo.
Come possiamo vedere nella figura in alto, con l’apertura della finestra si ha una brusca diminuzione dell’umidità interna a cui corrisponde però anche una diminuzione della temperatura.
Poco dopo la chiusura della finestra l’umidità risale lentamente a valore piuttosto alti ma comunque più accettabili. In compenso, dobbiamo nuovamente riaccendere la nostra caldaia per riscaldare l’ambiente.
Ecco un altro esempio:

Come possiamo notare, nel momento in cui avviene l’apertura della finestra, l’umidità si abbassa ma con essa anche la temperatura interna.
Come possiamo ovviare a questo inconveniente?
Installando una VMC (Ventilazione Meccanica Controllata).
Diminuire l’umidità in casa con una VMC
Abbiamo provato ad installare una VMC puntuale a doppio flusso con recupero di calore della Irsap.
Come funziona: lo scambiatore ceramico accumula calore durante l’estrazione dell’aria viziata, ovvero quando il ventilatore aspira l’aria interna del locale. Il calore è ceduto all’aria esterna che viene immessa nel locale, quando il ventilatore, invertendo la rotazione, aspira l’aria di rinnovo. L’unità alterna cicli di immissioni e cicli di estrazione, in modo da garantire il ricambio d’aria.

La VMC con recupero di calore interno ci consente, così, di immettere nel nostro ambiente aria con basso contenuto di umidità e preriscaldata.
Vediamo ora come è andata

Dalla figura in alto notiamo che durante la notte, con la VCM spenta, l’umidità rimane alta. Alle 8 di mattina, in corrispondenza dell’accensione del riscaldamento si ha una prima diminuzione dell’umidità (la VMC è ancora spenta). Verso le 12 la VMC viene avviata e si ha subito una progressiva diminuzione dell’umidità interna.
Apertura finestra Vs VMC
In entrambi i casi, immettendo aria fredda dall’esterno, raggiungiamo il nostro obiettivo, far diminuire l’umidità relativa interna.
E allora perché conviene installare una VMC con recupero di calore?
Per due motivi principali:
- l’areazione è automatica e non dobbiamo stare con l’orologio in mano ad andare ad aprire a turno le finestre della casa;
- la VMC grazie al recupero di calore immette aria a bassa umidità e preriscaldata evitando così di raffreddare l’ambiente.
Il nostro dubbio a questo punto è un altro. Facendo entrare aria fredda in inverno si ottiene sempre una diminuzione di umidità?
Supponiamo che nella nostra stanza ci siano +20°C con umidità relativa UR 60% (la normalità). 1 mc d’aria in queste condizioni conterrà oltre 10 grammi di vapore:
Lo stesso volume d’aria esterna conterrà invece:
- circa 7 grammi di vapore con +5°C e UR del 100%;
- circa 9 grammi di vapore con +10°C e UR del 100%;
- quasi 13 grammi di vapore con +15°C e UR del 100%.
Possiamo quindi concludere che quando la temperatura esterna è superior a 12°C, rischiamo di immettere in casa ulteriore umidità. Ottenendo così un risultato inverso di quello sperato.
Come varia l’umidità

Ecco infine, l’andamento dell’umidità rilevata con il nostro igrometro digitale nell’arco di una settimana. Possiamo notare come nei giorni in cui la VMC resta accesa per tutte le 24 ore l’umidità resta costantemente bassa. Nei giorni, invece, in cui la VMC viene spenta, l’umidità ritorna a salire.
Infine, se proprio non si può installare una VMC, si può sempre ricorrere ad un deumidificatore.
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