Il ponte termico altro non è che una zona locale dell’involucro termico, in cui si manifesta una discontinuità che provoca un flusso di calore dall’interno verso l’esterno, quasi sempre maggiore rispetto al resto delle strutture, causando di conseguenza dei Punti Freddi.
Il vapore acqueo presente nell’ambiente domestico a contatto con questi punti freddi condensa, provocando la formazione di macchie e muffe.

Ovviamente ci troveremo in una situazione sgradevole sia per la vista che per la salute.
Ma come si calcolano in modo corretto?
Ponte termico: abaco o analisi FEM
Per valutare l’effetto dei ponti termici la norma di riferimento è la UNI EN ISO 14683:2018 “Ponti termici in edilizia – Coefficiente di trasmissione termica lineica – Metodi semplificati e valori di riferimento”. Questa norma individua quattro metodologie, delle quali la più affidabile è l’analisi numerica (Finite Element Method – FEM), che ci fornisce un’accuratezze dell’ordine del ± 5%.
A questo metodo si affianca l’utilizzo di abachi dei Ponti Termici (accuratezza ± 20%), il metodo di calcolo manuale (anch’esso accuratezza ± 20%) e l’utilizzo dei valori standard calcolati nell’Appendice C della stessa norma (accuratezza tipica che compresa tra 0% e ± 50 %).
Ovviamente in sede di calcolo delle dispersioni termiche di un edificio la scelta più fattibile è quella di ricorrere agli abachi, sempre se questi contengano delle condizioni al contorno abbastanza simili alla situazione in esame.

E quando il nostro ponte termico non si avvicina a nessuno presente nell’abaco?
In questo caso non ci resta che ricorrere all’analisi FEM.
L’analisi strutturale FEM consente di studiare il comportamento di strutture anche molto complesse, scomponendoli e suddividendoli in tanti piccoli elementi facilmente calcolabili. il Risultato è una griglia che prende il nome di mesh, e la soluzione al vostro problema è la somma dei calcoli che il solutore svolge per ogni singolo elemento.
Il calcolo FEM non è una cosa semplice ma per fortuna cci vengono in soccorso dei software di calcolo come Energy della Blumatica o TerMus della ACCA.
Calcolo con percentuale di maggiorazione
In base a quanto riportato sulla UNI/TS 11300, non è più possibile calcolare l’incidenza del ponte termico attraverso le percentuali di maggiorazione della trasmittanza delle strutture e l’abaco semplificato riportato sulla UNI EN ISO 14683.
Ricordo ancora le lezioni d’Impianti di Climatizzazione di oltre 15 anni fa, quando il nostro docente ci insegnò come calcolare i ponti termici:
- abitazione isolata senza ponti corretti: maggiorazione del 5%;
- abitazione con parete a cassa vuota: maggiorazione del 10%;
- abitazione con aggetti e balconi e assenza di isolamento: maggiorazione del 15%.
Ma erano valori così sballati?
Abbiamo calcolato i ponti termici per un’abitazione con pareti a cassa vuota, sia in presenza che in assenza d’isolamento a cappotto esterno, utilizzando l’abaco dei ponti termici messici a disposizione di Blumatica.
Come è andata?
Be’! I metodi di un tempo non erano poi così sballati.
Nel primo grafico, vediamo la percentuale di dispersione termica per un edificio con muratura a cassa vuota privo di isolamento. Come potete vedere la percentuale dei ponti termici è del 9%. Circa il 10% delle dispersioni delle superfici opache e trasparenti (10.472 W contro 1.125 W dovuto ai ponti termici).

Nel secondo grafico, vediamo la percentuale di dispersione termica per un edificio con muratura a cassa vuota con isolamento. In questo caso la percentuale dei ponti termici è del 6%.

Cara vecchia ingegneria…
